22 Aprile 2008

Lettere per le tue orecchie?

Tempo fa si parlava di radiovisione, ma non quella con la “musica per i tuoi occhi“. Da allora un valoroso YouTubiano, nel frattempo, ha caricato decine e diecine di commoventi reperti archeocatodici. Tra i quali ho estratto un fulgido esempio di esso: siamo nel 1985, questa è TeleMilano2, la radio che sentite è la storica Radio Peter Flowers. Un cocktail perfetto. Gustatevelo tutto d’un fiato. Buona radiovisione. :)

(francesco)

11 Aprile 2008

Ci vogliono tante frequenze o grandi frequenze?

E non è un dilemma. Insomma, la risposta mi pare semplice: ci vogliono grandi frequenze, perchè confrontare il numero di frequenze di una radio in quell’area con il numero di ascoltatori di quella radio in quell’area, per valutarne il successo, può andare bene, ma fino ad un certo punto.

Primo. Se io ho una radio con una frequenza che copre la città x, la città y e la città z, con un solo impianto raggiungo tre città, più le aree limitrofe, più - importante, nell’era dell’ascoltatore automobilista - le grandi strade di collegamento fra le tre città, e senza bisogno di ’saltare’ da una frequenza ad un’altra, cosa che succederebbe se coprissi la stessa area con più impianti. Banale? Beh, neanche tanto. Una sola frequenza, in questo caso, potrebbe essere più efficace di 5 o 6 piccole frequenze.

Secondo. Se io ho una radio con una frequenza che copre ‘bene’ una città o, ancora meglio, una buona porzione di regione con dentro una città, ambirei ad ottenere un risultato migliore di chi copre la stessa città con due o più frequenze ‘urbane’. Anche in questo caso, due frequenze potrebbe non necessariamente essere meglio che una.

Però ragazzi, non posso fare tutto io.
Vado a mangiare.

(Morris)

3 Aprile 2008

Linguaggio radiofonico per pupazzi/8 - La Big Town Station

Nuovo appuntamento con il corso di linguaggio radiofonico per pupazzi, un sistema sicuro per trascorrere le serate organizzate dalla vostra radio di fianco alla postazione del dj, a far la parte di quello dell’organizzazione, mentre tutti gli altri si divertono.

L’espressione di oggi ricorda i nomi dei telefilm degli anni ’70 – 80, quelli con due poliziotti, la bionda, l’informatore, e il comandante comico.

Hai visto ieri sera Big Town Station?

No, stavo ascoltando l’ultimo dei Superstation.
Ah, inchiauozzamerica.

La Big Town Station è la radio locale della grande città, cioè un’emittente caratterizzata da uno o più legami forti con la metropoli che la ospita e sulla quale irradia il proprio segnale. Uno o più legami forti è un concetto piuttosto ampio che va dalla concentrazione di news locali alla presenza, almeno ogni tanto, di qualche approfondimento sulla vita della città; questo vuol dire che per essere Big Town Station di quella città lì non bisogna necessariamente parlare di quella città lì, ma basta poter iniziare ad avere almeno una buona frequenza cittadina sul territorio in questione.

Ok, guardatemi. No, non distraetevi, che poi è un casino.

Siete al buffet del convegno “L’importanza della figura del direttore artistico nel suo ufficio”.

La solita signorina, quella dell’altra volta, sta riempiendo il piatto di olive ascolane ad un signore, completo color crema, stivali a punta, che dice di essere l’editore di una Big Town Station. Lui sta intortando lei, come l’altra volta.

“E quindi lei è un editore.”

“Certo, ho una Big Town Station.”

“E sarebbe?”

“E’ la grande realtà radiofonica di una grande metropoli. Una metropoli che vive, e noi ne raccontiamo la vita con i gr, le interviste, gli sp..”

A questo punto arrivate voi

“Sì, insomma, lei ha una radio locale”

“No, io ho una Big Town St…”

“Sì, vabbè, lei ha una radio locale, come quella che aveva mio cugino.”

“Big Town Station, si chiama Big…”

“Senta una cosa: le fate le dediche?”

“… Station. Ho pagato la frequenza 4 milioni di euro.”

“E il disco vecchio della settimana? E la novità del mese? E il disco tagadà? E il… “

Ecco, è a questo punto che di solito noi siamo con voi, mentre voi siete mentalmente già a casa, a pensare che, forse, con le belle giornate sarebbe il caso di evitare di stare al chiuso, a parlare di radio.

(Morris)

23 Marzo 2008

Buona Pasqua

Una felice Pasqua da tutti noi de I(r)Radiati.wordpress.com. 

Cioè, saremmo in due, ma quel tutti dà un pizzico di organizzazione in più che fa fico, diciamo.

Punto. Punto e virgola, abbondiamo.

19 Marzo 2008

Ah, quanti ricordi! /2

17 Marzo 2008

Linguaggio radiofonico per pupazzi/7 - Lo station manager

E allora eccoci ad un nuovo appuntamento con la serie che tutto il mondo ci invidia, una valida alternativa ai soliti post “ora vi spieghi io i datti di ascolti:
radiu [nome di radio] + 50.000 = radiu [nome di radio] belaaa, bravuuuuu
radiu [nome di altra radio] - 45.000 =  brutu, radiu [nome di altra radio] giuuuuuu”.

Lo station manager. Cosa vuol dire station manager? Infiliamo station manager nel traduttore web e otteniamo gestore di stazione. No, non c’entrano le ferrovie, il gestore di stazione traduce le istanze, le richieste, le situazioni, i problemi della stazione radiofonica, in soluzioni pratiche.

Il punto è un altro. Dove si colloca lo station manager?

Lo station manager può essere il direttore, può avere un incarico più tecnico, oppure più gestionale, opp…

[Quindi?]

Come, quindi?

[Esci da questa situazione. Lo sai, questo è il momento della fine immaginetta]

 Ok, allora: siete a casa con i vostri amici, mentre fuori piove. Vi siete dimenticati il Trivial, quindi occorre trovare un altro modo per passare il tempo in compagnia.

Si gioca a facciamo la radio. Per iniziare, ogni membro della cumpa si dà un ruolo all’interno dell’emittente immaginaria.

Il primo si prende il ruolo di presidente, il secondo decide di fare il direttore editoriale, il terzo occupa la carica di direttore artistico, e così via. I vostri amici si stanno scegliendo un incarico e voi, mannaggia, siete gli ultimi a decidere. Rischiate di non trovare posizioni libere e, di conseguenza, di prendere ordini. Qui ci vuole un’idea.

Quando anche il penultimo concorrente si è preso la carica di vice mixer, arrivate voi. I vostri amici vi guardano, ghignando. Ah ah, dovrà diventare il nostro sottoposto.

Voi, invece, tirate fuori il coniglio dal cilindro e ve ne uscite con uno strepitoso

Io faccio lo station manager!

Tre quarti d’ora di applaudi da parte nostra, mentre loro vi guardano basiti. Li avete fregati.

No, no, non ringraziateci.

(Morris)

15 Marzo 2008

1.651.000

Credo che quello di Virgin Radio sia senza dubbio il dato più importante emerso dalle recenti rilevazioni d’ascolto. Ok, lo so, non ci voleva la sfera di cristallo per capirlo, ma da queste parti si è sempre abbastanza contenti quando un progetto radiofonico riesce bene.  Ne approfittiamo per fare i complimenti a Marco Biondi e Alex Benedetti. Se lo meritano.  

12 Marzo 2008

The future of radio in the future

Facciam capolino giusto per segnalare un’intervista all’ineffabile Pavolini, realizzata da Intruders.tv. Spunti interessanti, come al solito meritevole di attento ascolto.

Comunicazione di servizio: Morris, a ’sto giro tocca a te, eh! :)

(francesco)

27 Gennaio 2008

Bits are on the air

Come parlare del futuro della radio senza frasi fatte o di circostanza? Antonio Pavolini, prolifico podcaster e conduttore/autore di “Proxy Bar”, in onda su Radio Imago (webradio davvero, ma davvero ben fatta), lo ha chiesto un po’ di mesi fa ad Andrea Lawendel, uno al quale il Re di Svezia conferirebbe il Nobel per la Radiofonia (se solo esistesse) senza batter ciglio. :)

(francesco)

21 Gennaio 2008

Linguaggio radiofonico per pupazzi/6 - La superstation

Appuntamento numero 6 con il corso di linguaggio radiofonico per pupazzi, lo strumento che vi permette di non fare scena muta alle cene aziendali della vostra radio e di scambiare due parole con il vicino di poltrona durante i convegni di settore.

Oggi analizziamo la parola superstation.

[Eh, quindi?]

Non lo so.

[Come non lo so?]

Non lo so, vi dico. Cioè, per me potrebbe benissimo essere il nome di un gruppo rock anni ‘70; poi nessuno, in fondo, mi ha mai spiegato cos’è una superstation.

Ok, improvvisiamo.

Allora, per come l’ho capita io, la superstation è una radio che non è proprio locale, ma neanche nazionale, non è proprio interregionale (una regione più un po’ di altre regioni), ma non necessariamente pluriregionale (più regioni), non trasmette necessariamente in alcune città vicine fra loro, ma neanche in alcune città lontane, e via così.

Insomma, vediamo di venirne fuori: a cosa può servirvi questa lezione di linguaggio radiofonico per pupazzi?

Siete davanti al buffet del convegno L’importanza della radio nello sviluppo di comunicazioni amichevoli fra automobilisti appartenenti a diversi ceti sociali. Mentre caricate il piatto con le olive ascolane, un signore, di fianco a voi, sta intortando la ragazza del catering con la storia della sua radio. Già, quel signore ha una radio.

Da bravi impiccioni, ascoltate cosa si dicono.

Lei, riempiendo un piattino da crostini al wurstel: “Ah, così lei ha una radio”.

Lui, con la guancia gonfia e il bicchiere in mano: “Sì, trasmettiamo a Sgravate di Sopra, in Atlantide, nella Mesopotamia meridionale e lungo buona parte del fondo del Naviglio Grande. Senti, ti piacerebbe vedere gli studi? Potremmo andare lì dopo le 22.00, l’ultimo tecnico smette alle 21.30. Saremmo io, te, e quel mixer usato che ho comprat…”.

Ed è in quel momento che intervenite voi sputazzando una tartina agli spinaci insieme al più inopportuno degli interventi: “Ma allora lei ha una superstation!?”

Non temete, siamo con voi.

(Morris)

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