10 anni fa, nel primo pomeriggio italiano, ero in università quando le voci di questo strano incidente – un aereo si schianta su un palazzo? Due? Al Qaeda in gol su rinvio dalla propria porta? – iniziavano a prendere una forma ben più inquietante. Ciò che cambiò, da quel giorno, fu l’importanza delle informazioni. La radio visse un momento buffo in cui direttori ed editori capirono che ogni tanto quel tizio che parla, noioso e magari un po’ imbolsito con dei fogli in mano tra un tunz tunz e un altro, doveva avere molta più dignità di quanta ne potessero offrire tre minuti scarsi in mezzo a un palinsesto di uaouaouao, questo brano lo dedichiamo a tutti i camiooooooonisti, uao!.

1o anni fa, di sera, ero a Radio 24, e ancora adesso mi ricordo la professionalità con cui tutti ad ogni livello affrontarono la situazione, alla faccia dei vari uao, uao, uaooooo e della müsica giusta müsica tostaaaaa! delle altre emittenti, della propagazione in internet delle fesserie per babbei su presunti complotti e cose così. Fu uno dei momenti più brutti della storia ma tra i più belli dell’informazione e, per quanto mi riguarda, della radiofonia.

Sono i miei due centesimi di riflessione, oggi, a 10 anni dall’attacco al WTC, su un blog che giustamente si chiama I(r)Radiati.

(Maurizio)