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Oggi alle 19 la web radio Radiosiani dedica uno speciale al giornalista Giancarlo Siani, ucciso a Napoli il 23 settembre 1985 per aver fatto il suo lavoro. Raccontare Giancarlo, con pensieri, musica e parole andrà in onda a partire dalle 19 di oggi, 23 settembre 2011. La radio nelle sue nuove forme tecnologiche, per rendere omaggio a un giornalista – giornalista in terra di giornalisti – impiegati.

http://www.ilgazzettinovesuviano.com, http://www.radiosiani.com

10 anni fa, nel primo pomeriggio italiano, ero in università quando le voci di questo strano incidente – un aereo si schianta su un palazzo? Due? Al Qaeda in gol su rinvio dalla propria porta? – iniziavano a prendere una forma ben più inquietante. Ciò che cambiò, da quel giorno, fu l’importanza delle informazioni. La radio visse un momento buffo in cui direttori ed editori capirono che ogni tanto quel tizio che parla, noioso e magari un po’ imbolsito con dei fogli in mano tra un tunz tunz e un altro, doveva avere molta più dignità di quanta ne potessero offrire tre minuti scarsi in mezzo a un palinsesto di uaouaouao, questo brano lo dedichiamo a tutti i camiooooooonisti, uao!.

1o anni fa, di sera, ero a Radio 24, e ancora adesso mi ricordo la professionalità con cui tutti ad ogni livello affrontarono la situazione, alla faccia dei vari uao, uao, uaooooo e della müsica giusta müsica tostaaaaa! delle altre emittenti, della propagazione in internet delle fesserie per babbei su presunti complotti e cose così. Fu uno dei momenti più brutti della storia ma tra i più belli dell’informazione e, per quanto mi riguarda, della radiofonia.

Sono i miei due centesimi di riflessione, oggi, a 10 anni dall’attacco al WTC, su un blog che giustamente si chiama I(r)Radiati.

(Maurizio)

“Ecco il citizen journalist: uno che gli passa la storia davanti, e non ci capisce niente.”

Oh, guarda, potrei stare ore a raccontare di quanti journalist senza citizen ho conosciuto a cui la storia è praticamente andata addosso senza che manco se ne accorgessero. Come già potremmo stare ore a elencare quante testate giornalistiche, fino ad oggi, hanno riportato l’ennesima foto tarocca della morte di Bin Laden ripiegando sul classico è giallo sulla foto ecc ecc.

twitter.com/#!/niente, mantellini.it

apprende da un’agenzia di stampa che i prossimi giorni saranno i più bui dell’anno per via di quel caratteristico fenomeno che è il solstizio d’inverno. Pur considerandola grande informazione, sa che, per completare il discorso, si potrebbe aggiungere che i prossimi giorni saranno i più freddi dell’anno per via di quel caratteristico fenomeno che è l’inverno.

e adesso, finalmente, i media italiani possono pubblicare le foto della neo maggiorenne Ruby senza il volto pixelato. Questo sì che è un passo avanti verso un’informazione migliore.

Di solito non mi lamento mai di certe disparità di trattamento dei TG italiani nei confronti dei fatti del giorno, nel senso che, seguendo il principio della verità che, solitamente, sta nel mezzo, prendo le notizie date dai diversi appuntamenti informativi e faccio una media, scolando il di più aggiunto o il di meno tolto da chi, quella notizia, l’ha data.

Ma qui siamo all’impossibile. Non non mi interessano le questioni sui giornalisti schierati, tanto li riconosco da solo; poi, voglio dire, praticare la già citata regola della media fra le notizie, vuol dire, in fondo, riuscire a tollerare ogni particolare punto di vista.

Ma ce ne sarebbe voluta, di fantasia, per combinare qualcosa di uniforme da due TG nazionali delle 20.00, quando uno metteva in primo piano la politica, i dubbi e gli interrogativi sul futuro del Paese, mentre l’altro, in scaletta, prevedeva, per i primi 15 – 20 minuti (diconsi quindici – venti minuti):

1 – Le ultime sul delitto di Avetrana.

2 – L’infermiera in coma.

3 – Il tassista picchiato.

4 – In arrivo tre giorni di freddo intenso.

Questi non sono punti di vista diversi, questi sono due mondi diversi con l’aggravante, nel secondo caso – e ci metto un poco di malizia – di puntare sulla paura, che funziona sempre.

(Maurizio)

Li meriterebbe De Bortoli per la lettera scritta ai giornalisti del Corriere della Sera.

Se vi appassiona il tema della comunicazione vi consiglio di leggerla. Lì dentro non c’è solo una questione aziendale, di contratti, di mansioni, ecc, ma anche la visione di un giornalismo che dovrà aprirsi, per forza di cose, alle nuove tecnologie e dovrà integrarsi con nuovi canali di informazione che avranno sempre meno a che fare con fogli di carta, tempi di stampa e inchiostro. Un giornalismo che dovrà vivere la multimedialità come un fatto normale e non come un di più rispetto ai supporti cartacei.

(Maurizio)

corriere.it