1 – Perché non è una pellicola stagionale con gli attori e le attrici più in voga del momento sul fenomeno che ha stregato milioni di ragazzi e ragazze, aspetta che ti taggo, chiedimi l’amicizia che io la chiedo a te e sto vivendo una storia complicata ecc ecc, e non è neanche un film sugli aspetti tecnici dell’informatica.

2 – Perché è un film girato bene, con un montaggio veloce, dialoghi serrati, dei bravi caratteristi giovani, una colonna sonora accattivante e, ci mancherebbe altro, una buona sceneggiatura. State sereni che sarebbe stato un film godibile anche se avesse raccontato la storia dell’inventore degli anelli per tendine da doccia.

3 – Perché quelli che lo hanno scritto e diretto sono riusciti a giocarsi, tutte insieme, diverse carte come l’amicizia, l’esibizionismo, la decadenza della società dell’apparire, l’ipocrisia e le strategie industriali, senza confondere idee o ingarbugliare matasse, lasciando ben in evidenza quello che, almeno secondo me, è il senso di questa pellicola, che mi va al punto 4.

4 – Perché all’inizio traccia un originale parallelo tra uno studente che restava in camera sua, a scrivere programmi per far funzionare la sua idea, e la movida dei locali esclusivi, dove si consumavano feste a base di vizi e stravizi. E che c’entra, dice uno. C’entra, perché l’idea del tizio era esattamente ciò che volevano lì fuori: apparire per dire di esserci, di fare cose e vedere gente. Tra l’altro, il fatto che il protagonista di una delle più veloci scalate alla ricchezza venga descritto come una persona che alla fine resta sola, lui che ha fondato un social network basato sul concetto di amicizia, rimanda ai controsensi della vita virtuale in cui certe persone non hanno uno straccio di amico reale, pur avendo migliaia di amici on line.

5 – Perché evidenzia per bene la differenza fra due tipi di individui:  quelli che  hanno una visione, un talento, una capacità e sanno che, per realizzare i propri obiettivi, bisogna sempre guardare lontano e dire poche volte io voglio fare i soldi, e quelli che vorrebbero fare i soldi ma non sanno come, e allora guardano con ammirazione l’inventore di You Tube, di My Space, di Facebook, perché pensano, sbagliando, che diventare ricchi serva soprattutto a non andare a lavorare, al mattino, come tutti gli altri.

(Maurizio)

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