La prima volta muori per futili motivi. Sì, insomma, una di quelle dinamiche che in questi giorni i TG ti stanno mostrando in apertura, tipo che fermi uno per strada, un ragazzo di 20 anni, per chiedergli che ore sono? e finisce a schifìo.

La seconda volta muori perché la tua è 1) un’inquietante vicenda di violenza metropolitana e 2) ti hanno ripreso con le telecamere. Non c’è pace: cadi per terra decine di volte con il commento di un mezzobusto che ricorda, per decine di volte, l’inquietante vicenda di violenza metropolitana.

La terza volta muori durante un talk show a cui partecipano i personaggi pubblici più improbabili: il sociologo, l’artista, la stellina, il tronista. Si parla del tizio che ti ha ucciso. Parla la mamma, parlano gli amici. Non ha fatto mai male a nessuno. Massì, ha solo una condanna penale alle spalle (battuta di uno degli ospiti: io in fondo ne ho tantissime). Si arriva all’inevitabile tutti qui lo conosciamo, è un bravo ragazzoHa solo 20 anni, così lo rovinate. E tu, da lì dove ti trovi, pensi: ma scusate, stiamo parlando del mio assassino, o della bravata di un dodicenne beccato a tirare le palle di neve alle macchine di passaggio? No, perché, a saperlo, qualche sciocchezza più grossa l’avrei fatta pure io.

Ecco, è qui che ti incacchi di più, perché passi la prima volta, passi la seconda volta, ma la terza volta, morire a tarallucci e vino, proprio no.

(Maurizio)

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