Su corriere.it ho letto questo articolo di Gian Antonio Stella su quelle che vengono definite leggi inutili. Ora, tanto per mettere subito in chiaro quale sarà l’andazzo delle prossime righe, iniziamo con lo scrivere che, dal titolo Se anche i DJ meritano una legge, toglierei il se: certo, anche i DJ meritano una legge. Un albo dei DJ, che è una professione come molte altre e, come tale, dovrebbe essere regolata da apposite norme. Non vedo cosa ci sia di sbagliato.

Il punto sta tutto qui: leggendo l’inchiesta e passando sulle varie proposte di legge elencate che, in teoria, dovrebbero far riflettere, evidentemente, sull’attività del nostro e di altri organi legislativi, non mi sale nessun indigno da ascensore o da bar. Non mi viene da dire caspita, signora mia! Con tutte le cose a cui dobbiamo pensare, ci mancava solo la legge per il digèi, come se ciàma, o per il difensore degli animali.

Una patente europea per i pizzaioli? Eh, bene. Stiamo parlando di pizza, uno dei prodotti principali della nostra cultura e immagine alimentare, non vedo perché non si debba certificare la professione dei suoi produttori.

L’istituzione della figura professionale dell’operatore shiatsu? Dell’autista di rappresentanza? L’istituzione della giornata del figlio?

E allora? Eh, ma con tutte le cose che ci son da pensare. Ovvio, perché di solito la reazione è questa. Nella vita ci sono sempre cose più importanti a cui pensare. Poi, magari, fuori dal privato del nostro tinello, scopriamo che l’attività del massaggiatore è abbastanza diffusa, che esistono service che affittano auto con autista e che istituire una giornata del figlio non avrebbe un significato inferiore a quelle di mamma, papà e nonni. La tutela degli animali, le caratteristiche di piatti tipici, il carico di libri degli studenti, sono questioni spesso dibattute, in sede pubblica. Ok, c’è chi si occupa di salvare il mondo e chi di salvare elementi complementari che, in tale mondo, riempiono il nostro quotidiano domestico. Quindi?

In un’inchiesta su tematiche di questo tipo approfondirei il significato degli albi professionali, ad esempio, che non servono semplicemente per dire Ehi, sono un DJ certificato! ma a tutelare, da una parte, i propri iscritti e dall’altra i cittadini dall’attività dei propri iscritti. Magari la categoria ne trarrebbe giovamento, e non di poco. In un’inchiesta così, non sommerei proposte di legge italiane su categorie di lavoratori esistenti, più o meno consolidate, con la legge del Vermont che obbliga a farsi almeno un bagno a settimana. Anche se, a voler essere pignoli, sarebbe un approfondimento interessante, andare a scoprire da dove nascano certe leggi curiose, perché un giornalista sa bene che c’è sempre un perché.

Però mi rendo conto che tutto questo non starebbe in qualche decina di righe e, a leggerlo, il lettore medio di internet non scuoterebbe la testa commentando ma pensa te, con tutte le cose a cui dobbiamo pensare.

E allora una legge la proporrei anch’io: che so, qualcosa che imponga alle testate on line di allinearsi, in termini di contenuti, alle loro omonime cartacee, evitando di riempire kb e kb di rete con gossip, gossip su Corona, oroscopi, calcio, giochini e articoli buoni a solleticare la pancia del popolino di internet, che così s’indigna. Questo sì, che sarebbe un capolavoro assoluto.

(Maurizio)

Annunci