Ammetto di non provare un grande interesse per le discussioni che ruotano intorno all’intervista rilasciata da Morgan a Max. Non mi permetto di mostrare indifferenza nei confronti delle tematiche riguardanti l’uso di droghe, sia chiaro: più terra terra, diciamo che, quando un qualsiasi argomento caldo si raffredda nel vortice delle smentite e controsmentite, dei non volevo dire questo e no invece hai detto detto questo, alla fine, insomma, mi pare lecito chiedersi quale sia l’argomento stesso della discussione.

Meno indifferente, invece, mi lascia il coro degli addetti ai lavori, quelli che prendono le distanze a prescindere, come se fossero scesi da un altro pianeta e non avessero mai vissuto all’interno del mondo dello spettacolo, dei media e della comunicazione in generale. Cosa?! Musica e droga, figurati. Robe mai viste e mai sentite.

Certe affermazioni diventano un cattivo esempio e siamo d’accordo, ma tutta la vicenda mi ricorda quando, da studente, tornavo a casa in autobus insieme a decine di persone appartenenti alle categorie più disparate. Salivano i controllori e, come per magia, sparivano tutti: colleghi studenti, lavoratori di ogni livello, casalinghe, pensionati. Alla fine la multa andava al tizio che, candidamente, restava al suo posto e ammetteva di non avere il biglietto.

(Maurizio)

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