Steve Jobs non fa in tempo a concludere la presentazione di un nuovo prodotto di casa Apple, che subito si scatenano le discussioni fra chi dice che si tratta dell’ennesimo segno divino della presenza del SuperUomo sulla Terra, e chi dice che in fondo non fa neanche il caffè, il tutto mentre gli esperti si rimbalzano riflessioni sulla tattilità del wrapping troppo sovraesposto in  standby con un uso cache del buffering che, effettivamente, se non sufficientemente supportato da memoria volatile, potrebbe prematurare a sinistra.

Ora, io ve lo dico: quando Jobs presentò l’ iPod, la novità in sé non era il lettore di file audio. Voglio dire, in commercio ce ne sono altri, e uno può scegliere. La novità era il lettore di file audio + il negozio virtuale di file audio + la grande capacità di cogliere e promuovere il cambiamento, così mentre Tanuzzo produttore discografico se ne stava lì, nel suo ufficio, a contare gli incassi ottenuti dall’ennesimo CD del suo pupillo, il mondo del mercato musicale iniziava a cambiare, e ora nell’ufficio vuoto di Tanuzzo c’è solo un telefono che squilla su una cassa di legno.

La novità dell’iPad non sarà l’iPad in sè, ma l’iPad + il mercato virtuale dei libri + la grande capacità di cogliere e promuovere il cambiamento, così mentre Tanuzzo editore se ne starà lì, nel suo ufficio, a contare gli incassi dall’ennesimo successo letterario del suo pupillo, il mondo dell’editoria cambierà e, a prescindere da quanto l’iPad sarà migliore o peggiore di altri oggetti tecnologici in grado di far leggere libri, o da quante altre cose saprà fare oltre a far leggere i libri, tra qualche anno nei negozi che vendevano i libri di Tanuzzo editore ci saranno le balle di fieno che rotolano tra scaffali impolverati

(Maurizio)

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