Leggo solo ora questo articolo sulla discussione sollevata dalla decisione di Radio Due di modificare il proprio palinsesto cancellando programmi come Sumo, Condor e L’altro lato. In sostanza – poi, potete leggere l’articolo linkato – L’Espresso ha proposto un’iniziativa, diciamo, di protesta simbolica contro tali decisioni, mentre nell’articolo de Il Giornale si scrive che tali programmi, comunque, hanno un ascolto che è sotto la media della rete.

Mi permetto un paio di osservazioni:

1 – Tralascio la questione dell’interpretazione dei dati di ascolto. Anche ad altre latitudini ho assistito a discussioni sul tema, ed anche in ambienti abbastanza professionali, a dimostrazione che, quando si parla di queste cose, si rischia di non mettere a fuoco il risultato che tali numeri permettono di quantificare. Mi limito a scrivere che il punto, per una radio pubblica, non dovrebbe essere comunque quello dello share, o come lo si vuole chiamare, ma dei contenuti che un Servizio Pubblico deve poter offrire, anche se la resa del programma non è quantificabile con masse di ascolti.

2 – Ogni gruppo editoriale potrebbe pensare prima alle sue, di radio, che a quelle degli altri e/o a quelle pubbliche. Questo vale per Il Giornale, ma anche per L’Espresso. Tra l’altro, nessuno si è minimamente sognato di creare o partecipare a lanci di scarpe colorate o altre iniziative simili quando Linus ha cambiato la rotta di Radio Capital, o quando One O One è diventata R101, per dirne due.

Con questo, gli I(r)Radiati ne approfittano per rinnovare stima e simpatia nei confronti di Federico Taddia e al suo programma L’altro lato, sperando che una soluzione si possa trovare sulle stesse frequenze o altrove, perché sarebbe un vero peccato perdere una trasmissione così intelligente in un panorama, quello radiofonico, che tende troppo spesso ad uniformarsi sull’idea più semplice.

(Maurizio)

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