A proposito della vicenda di Radio L’Aquila 1, l’emittente che, dopo aver interrotto le trasmissioni a causa dei danni subiti dal violentissimo sisma che ha colpito l’Abruzzo, ha ripreso a irradiare il proprio segnale grazie anche ad una notevole e ammirevole catena di solidarietà, mi è sorto un dubbio spontaneo: ma gli addetti ai lavori, i tenutari di siti specializzati e gli appassionati del mezzo che tanto hanno scritto e detto di questa vicenda, non sono quegli addetti ai lavori, quei tenutari di siti specializzati e quegli appassionati del mezzo che assistono con una certa indifferenza alla scomparsa di tante radio locali, acquistate dalle radio nazionali per diventare, che so, la quarta frequenza di Grande Network in Quella città lì? 

Quante sono le città che, per particolari condizioni geografiche, avrebbero bisogno di un media locale pronto a comunicare durante le emergenze? E quante di queste città ce l’avevano, un media locale pronto a comunicare durante le emergenze, e che probabilmente le avrebbe anche comunicate, quelle emergenze, se non fosse arrivata la Radio Sbrandani Power National di turno a portarsi via dipoli e trasmettitori? 

E allora, mi dico, di che parliamo?

update: per dire, il 30 aprile chiude Radio Adamello. 

(Maurizio)

vaol.it

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