Diciamocelo subito, pronti via: io credo che, concluso il Festival di Sanremo, riuscire a non trasmettere le canzoni del Festival di Sanremo, in un mare di frequenze che passano tutto il passabile del Festival di Sanremo 24 ore su 24, sia una scelta radiofonicamente onesta e coraggiosa, quindi non vedo cosa ci sia di così grave se il direttore e conduttore di una delle radio più importanti d’Italia (Linus) decide di non trasmettere nel suo programma il brano vincitore del Festival. 

Come al solito, scartando il batti e ribatti mediatico su chi ha detto che cosa (qui un articolo di Leggo(*), qui un post di Linus), scartando le polemiche scatenate sul web da chi ha capito che alzare polvere alimenta i contatori – perché anche alla blogosfera je piace la zuffa – e scartando gli aspetti più tecnici sul reale valore delle canzoni di Sanremo, resta un’unica, immensa, domanda: ma che ce ne fotte a noi? 

La prendo un po’ larga.

Io certi ascoltatori li adoro. Sul serio. Ti fanno concludere che in Italia è difficile non buttarla in caciara. Se il conduttore dice X, si lamentano perché volevano sentire Y, se il conduttore dice Y, si lamentano perché volevano sentire X, se passano le canzoni di Sanremo, si lamentano perché passano le canzoni di Sanremo, se non passano le canzoni di Sanremo, si lamentano perché non passano le canzoni di Sanremo. L’etere è un immenso sportello reclami. 

In tutto questo, come spesso succede, la soluzione la trova quello che dice oh, basta. Adesso si fa così, a prescindere dalla bontà della soluzione trovata. E allora apprezzo l’outing di Linus, la volontà di dire si fa così, perché è quello che deve fare un direttore, senza dimenticare che, a differenza di altri, ha pure  spiegato pubblicamente i motivi che lo hanno spinto a prendere tale scelta. Come al solito, mi piacerebbe trovare altri casi simili. 

Peggio di uno che dice pubblicamente si fa così, e vi spiego perc, c’è solo uno che fa così senza spiegare niente al pubblico, come spesso succede in molte altre realtà radiofoniche italiane. Pur considerando che non è tenuto a spiegare niente, ovviamente. 

Peggio di uno che dice pubblicamente non ho niente contro questo cantante, ma non lo passo nel mio programma (o nella radio che dirigo) per questo, quello e quell’altro, è chi dice di passare le canzoni di quel cantante sghignazzandosela in privato coi colleghi su ‘sto cane morto che diamo in pasto ai babbioni. E chi si scandalizza tanto, come al solito, non è del ramo, o quel ramo non lo ha mai frequentato. 

Peggio di chi prende delle decisioni senza ascoltare il pubblico, è chi lascia decidere il pubblico perché non sa prendere delle decisioni, perché la radio la fate voi, oggi decidete voi, scegliete voi l’argomento, e così via. E allora non fare il direttore. 

L’ipocrisia, come al solito, è molto peggio. Quella che gli addetti ai lavori, nelle loro schede di presentazione sui siti delle radio in cui lavorano, dicono di odiare tanto, oltre alla guerra, alla povertà e alla fame nel mondo. 

(*) Radio DJ si scrive Radio Deejay, e Linus non fa più il DJ, credo, da una decina d’anni. Tra l’altro, non mi stancherò mai di ricordare agli amici dell’informazione che il signore che parla davanti a un microfono è il conduttore, mentre il DJ mette la musica in discoteca. 

(Maurizio)

 leggo.it, linus.blog.deejay.it

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