Allora. Per punti.

Gli spazi degli studi

Prima parente. Lo studio di una radio si divide in due ambienti fondamentali: la regia e la sala speaker. I due spazi, nella disposizione tradizionale, si trovano uno di fronte all’altro, separati da un’ampia superficie vetrata. Le persone che lavorano nei due ambienti si scambiano pareri sulla nuova segretaria attraverso uno strumento chiamato interfono

Cosa si fa in questi due ambienti?

E’ semplice. Siete un tecnico di radio Sbrandani. Un vostro amico vi sta facendo i complimenti.

Oh, ma siete bravissimi, il DJ poi è troppo togo, con tutti quegli effettini, i campionamenti, le vocine, ma come cazz...

[lo fermate e gli spiegate due cosine]

No, cicciobello, ascolta: il DJ (il DJ, nel 2008, umpf) parla, segue la scaletta del programma e si gestisce l’apertura e la chiusura del microfono in sala speaker, mentre l’ammasso di suoni, voci, canzoni, jingle, pubblicità, mortarett’ e bomb’a’man’e’tricchettràcche li mando in onda io dalla regia.

[A questo punto gli spiegate anche che non potete portarvi la musica da casa]

L’ergonomia

Aneddoto. Mille mila anni fa, uno dei comproprietari della radio locale in cui lavoravo venne in regia e, bello simpatico, mi tirò un elastico. L’elastico rimbalzò prima sul mio gomito, poi sul soffitto e infine pirlò comodo comodo sul vinile che in quel momento stava girando sul giradischi.
Decine di ascoltatori piansero per l’ingloriosa fine di quel passaggio di Hells Bells degli AC/DC.

L’episodio appena citato dovrebbe servire ad introdurre il concetto di ergonomia, ma purtroppo non è così, perchè l’ergonomia in uno studio radiofonico serve ad ottimizzare le interazioni fra l’uomo con la maglietta colorata, il pizzetto e il cappellino, e tutto ciò che lo circonda, sia lato regia che lato sala speaker. Secondo me, invece, dovrebbe servire ad evitare che gli elastici lanciati per scherzo in regia pìrlino sul vinile che in quel momento sta girando sul giradischi. Sono opinioni.

In sostanza, negli studi fatti con un certo criterio, l’uomo mixer, quello che schiaccia tutti i tasti nella regia di Radio Sbrandani e l’uomo microfono che informa e intrattiene nella sala speaker di Radio Sbrandani devono poter fare tutto quello che devono fare senza troppi sbattimenti: l’uomo mixer deve avere tutta la strumentazione ad un’altezza consona, deve vedere gli speaker (i conduttori, i DJ, quelli lì) dall’altra parte del vetro senza scassarsi il collo, deve riuscire a prendere tutto ciò che deve prendere senza alzarsi o, comunque, senza distrarsi troppo. L’uomo microfono deve guardare il tecnico senza scassarsi il collo, deve avere l’accrocchio per aprirsi e chiudersi il microfono a portata di mano (chiamatelo sfumino, che tanto va bene lo stesso), deve poter vedere tv e monitor con una certa facilità e aprire i giornali senza cascarci dentro. L’ultima la vedo dura.

Ah, in tutta questa ergonomia potreste anche non avere una penna a portata di mano. Io ve lo dico.
Io resto dell’idea che in uno studio radiofonico i due ambienti debbano semplicemente essere insonorizzati. Oltre alla faccenda dell’elastico, ovvio.

Lo stile

Gli studi, in diversi casi, sono anche belli. Vetrate laterali, giochi di specchi, colori e materiali trasformano lo studio radiofonico nello studio fashion per gente di un certo livello, però ricordatevi sempre che non bisogna mai confondere gli studi con la sede della radio. Ditelo anche ai vostri amici, che la sede della radio è bella perchè l’ha fatta un architetto che, magari, manco sapeva che lì dentro c’avrebbero fatto una radio, mentre gli studi sono belli perchè una ditta specializzata ha progettato le cabine (così si chiamano) al netto di chi ha disegnato l’involucro esterno.

I commenti

Lo studio come l’edilizia in generale, non potrà mai mettere d’accordo tutti. C’è chi lo vuole grande, c’è chi lo vuole piccolo, c’è chi vuole la regia così, chi vuole la sala speaker cosà, chi vuole la redazione vicino alla regia, chi non vuole le sedie con le rotelle, chi rivuole il solitario di Windows, ecc.

La verità è che gli studi non saranno mai perfetti.

Torniamo all’aneddoto dell’elastico, che le robe mica le si buttiamo così, a caso.
Gli studi non saranno mai perfetti perchè esiste qualcuno che irrompe in regia, tira un coppino al tecnico urlando ueee porco immondo ieri che avete perso il derby non ti sei fatto vedere ehhh?!? e per il contraccolpo il tecnico schiaccia il tasto dell’autodistruzione, oppure perchè la donna delle pulizie entra in sala speaker con l’aspirapolvere acceso durante la diretta, o ancora perchè il conduttore, durante una canzone, chiede al tecnico oh, ma quanto manca alla fine di questo funerale? senza accorgersi che quello non era l’interfono, ma il tasto di apertura del microfono, eccetera eccetera.
Gli studi non saranno mai perfetti perchè, per fortuna nostra, esiste quella meravigliosa invenzione che è l’essere umano, la più affidabile delle macchine imperfette che ogni giorno ci regala e ci regalerà un valido motivo per ridere di noi stessi alla faccia dell’ergonomia, dell’insonorizzazione e del bicarbonato di sodio.

(Maurizio)

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