durata di un programma radiofonico

La durata di un programma radiofonico è un parametro molto delicato, perchè dal rispetto dei tempi della c.d. messa in onda dipende.

[Cosa?]

Come cosa?

[Cosa? Cosa dipende dal rispetto dei tempi della c.d. messa in onda? Si può mai finire una frase così?]

Hai ragione. Ci ho provato, a cambiare discorso. Mi è andata male. Ehi, hai visto, laggiù? Si sta schiudendo un uovo di stegosauro.

[Smettila.]

Uff. Comunque, lasciate perdere complicate questioni artistiche e tecniche.

Dal rispetto dei tempi della messa in onda dipende il quieto vivere della c.d. stazione radiofonica.

Un programma deve iniziare ad una certa ora, finire ad una certa ora e fermarsi ad una certa ora per lasciare spazio ad altri momenti del palinsesto, come la pubblicità, i notiziari, ecc.

Se un programma finisce in ritardo, il conduttore del programma successivo finisce in ritardo, e ancora, il programma dopo finisce in ritardo, e quindi il giornale orario inizia in ritardo, la pubblicità va in onda in ritardo e così via, fino a quando qualcuno – oh, basta, c’avete 40 anni – rimette in bolla l’ambaradan.

C’è da dire che, nelle radio musicali, si può sempre giocare con il classico punta tacco del togli una canzone metti una canzone.

Parere puramente personale: per restare quasi in tema, non capisco a cosa serva il segnale orario. Perchè, nel 2008, a mezzogiorno uno dovrebbe dirmi che è mezzogiorno, e soprattutto perchè uno dovrebbe fare i calcoli con il regolo per mandare in onda, puntuale, il segnale orario di mezzogiorno?

Uno è per servire, chiaro. Chi indovina il titolo del film vince un po’ del sincero affetto de I(r)Radiati, che sono tanto bboni. Dolci. Quasi zuccherati. 

(Morris)

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