Nuovo appuntamento con il corso di linguaggio radiofonico per pupazzi, un sistema sicuro per trascorrere le serate organizzate dalla vostra radio di fianco alla postazione del dj, a far la parte di quello dell’organizzazione, mentre tutti gli altri si divertono.

L’espressione di oggi ricorda i nomi dei telefilm degli anni ’70 – 80, quelli con due poliziotti, la bionda, l’informatore, e il comandante comico.

Hai visto ieri sera Big Town Station?

No, stavo ascoltando l’ultimo dei Superstation.
Ah, inchiauozzamerica.

La Big Town Station è la radio locale della grande città, cioè un’emittente caratterizzata da uno o più legami forti con la metropoli che la ospita e sulla quale irradia il proprio segnale. Uno o più legami forti è un concetto piuttosto ampio che va dalla concentrazione di news locali alla presenza, almeno ogni tanto, di qualche approfondimento sulla vita della città; questo vuol dire che per essere Big Town Station di quella città lì non bisogna necessariamente parlare di quella città lì, ma basta poter iniziare ad avere almeno una buona frequenza cittadina sul territorio in questione.

Ok, guardatemi. No, non distraetevi, che poi è un casino.

Siete al buffet del convegno “L’importanza della figura del direttore artistico nel suo ufficio”.

La solita signorina, quella dell’altra volta, sta riempiendo il piatto di olive ascolane ad un signore, completo color crema, stivali a punta, che dice di essere l’editore di una Big Town Station. Lui sta intortando lei, come l’altra volta.

“E quindi lei è un editore.”

“Certo, ho una Big Town Station.”

“E sarebbe?”

“E’ la grande realtà radiofonica di una grande metropoli. Una metropoli che vive, e noi ne raccontiamo la vita con i gr, le interviste, gli sp..”

A questo punto arrivate voi

“Sì, insomma, lei ha una radio locale”

“No, io ho una Big Town St…”

“Sì, vabbè, lei ha una radio locale, come quella che aveva mio cugino.”

“Big Town Station, si chiama Big…”

“Senta una cosa: le fate le dediche?”

“… Station. Ho pagato la frequenza 4 milioni di euro.”

“E il disco vecchio della settimana? E la novità del mese? E il disco tagadà? E il… ”

Ecco, è a questo punto che di solito noi siamo con voi, mentre voi siete mentalmente già a casa, a pensare che, forse, con le belle giornate sarebbe il caso di evitare di stare al chiuso, a parlare di radio.

(Morris)

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