A cosa serve un blog sulla radio?

Perchè sbattersi per scrivere la serie Linguaggio radiofonico per pupazzi o cercare informazioni sulle modalità di trasmissione del futuro (si spera) e su tutto il senso della vita, quando, per crearsi un minimo di seguito, bastano trovate semplici come, ad esempio, prendersela con il direttore artistico di una radio nazionale?

Perchè darsi da fare, quando dietro l’anonimato di un nick potremmo arruffare il popolo e scagliarlo contro un personaggio conosciuto e ben visibile, uno di quelli che – giustamente – avrebbe ben altro da fare che rendere conto delle nostre paturnie?

Ma noi siamo fatti così, ci piace ragionare all’antica, e usare questo piccolo strumento per scrivere, ogni tanto, qualcosa di nostro. Un nostro meno visibile, ma più benigno nei confronti di un mondo, quello radiofonico, che a volte si prende troppo sul serio, sia quando viene commentato da dentro che quando viene discusso da fuori.

Ecco, questo è l’augurio che faccio a chi tratta la radio, per il prossimo anno: che il 2008 sia un anno più scherzoso, e che la discussione sulla radio possa spostarsi sui contenuti, sulle tecnologie e sui risultati, e non su banali pettegolezzi da corridoio.

(Morris)

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