Ed eccoci arrivati al quarto capitolo del corso di linguaggio radiofonico per pupazzi, l’unico corso che vi forma pur non insegnandovi nulla.

Il voice-over, nel linguaggio di quelli bravi dell’audio, è la traduzione di un brano in lingua originale – non italiana, ovvio – montata sopra l’originale stesso, senza pretese di doppiaggio.

Senza pretese di doppiaggio, perchè l’importante è far ascoltare la traduzione facendo capire che sotto la traduzione, all’inizio della traduzione, alla fine della traduzione, ogni tanto, in mezzo, da qualche parte, ecc, c’è anche la voce originale. Insomma, al pubblico interessa capire cosa ha detto, di così importante, quell’attore o il presidente di quello Stato; il montaggio passa in secondo piano.

Per operare senza troppi sbattimenti, possiamo indicare tre fasi da seguire:

– Si inizia lasciando andare la registrazione di un signore/una signora che ciancia di qualsiasi cosa nella sua lingua madre.

– Dopo qualche secondo di voce originale, inizia la valorosa traduzione nell’eroico italiano, la voce originale sfuma fino a sparire, e via così fino alla fine della traduzione.

– L’originale e la traduzione difficilmente coincideranno, e allora voi cosa fate? Tagliate l’originale – che tanto è nascosto sotto la traduzione, quindi non si sente – verso la fine, lasciandone due o tre secondi in primo piano subito dopo la conclusione della traduzione, per far capire all’ascoltatore che non siete stati lì a giocare. Così, se l’originale è in inglese e la traduzione termina con la parola casa, il pubblico sentirà, alla fine, due secondi dopo casa, la traduzione di casa in inglese, cioè telefilm medicale in onda su una importante rete televisiva nazionale.

Il voice – over aiuta a migliorare i rapporti interpersonali, perchè una conduttrice che chiede ad un tecnico montiamo insieme?, potrebbe essere un buon inizio.

Il voice – over non è il doppiaggio, e questo l’abbiamo già detto, però cerchiamo di mantenere un minimo di rigore. Se, in radio, non avete a disposizione vocioni credibili, evitate comunque di far tradurre il messaggio di un autorevole capo di stato dal collega che squittisce sputazzando sul microfono.

(Morris)

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