Oggi parliamo dei blog radiofonici, i blog che suonano, i blog degli addetti ai lavori che hanno deciso di cimentarsi con lo strumento di comunicazione più 2.0 che ci sia.

Ecco, il 2.0. Ma quanto è interattivo il blog di un radiofonico? Nel senso: la radio, diciamocelo, è piuttosto monodirezionale, cioè è fatta da uno che parla, molti che ascoltano, e di questi molti che ascoltano, pochi – rispetto ai molti, ovvio – possono intervenire e interagire.

Nel blog si scrive, e come si dice in latino, Verba Volant, Scripta Restaurant, quindi il parlato passa velocemente e lascia una traccia meno profonda dello scritto, che resta lì e può essere letto, riletto, analizzato di sopra, di sotto, a destra e a sinistra. Primo grande cambiamento: signore e signori dell’FM, se dovesse scapparvi il congiuntivo dell’orrore, probabilmente grazie alla parlantina e ad un po’ di mestiere non se ne accorgerebbe nessuno, mentre se dovesse scapparvi il famigerato qual è con l’apostrofo, ciao, quello resta, e lì sarebbero volatili per diabetici.

Il blog del radiofonico, a volte, non è poi così elastico come il blog medio.

Chiaro?

No?

Eccovi una spiega veloce: diversi radiofonici, nei loro blog, attuano la moderazione dei commenti, questo vuol dire che i pensieri dei web ascoltatori che leggono e vogliono intervenire non vengono pubblicati se non dopo il consenso del titolare o di chi per esso. Si tratta di una decisione che, in fondo, riporta all’interazione conduttore – ascoltatore della radio, con un conduttore (il blogger), tanti ascoltatori (tanti lettori che non partecipano con i commenti), e alcuni ascoltatori che intervengono dopo una selezione basata sulle tematiche da trattare e, a naso, sul buon gusto (i commentatori del blog che passano la selezione della moderazione). Una scelta ancora più lontana dal web 2.0 è l’obbligo di iscrizione per gli utenti ad una piattaforma; se non ti iscrivi, non puoi commentare, e nei commenti, spesso, non puoi inserire il link del tuo blog, ma solo firmarti.

Oh, per carità, sono scelte di sicurezza. Il mondo è pieno di mattacchioni, e lo sappiamo anche noi che, proprio per stare sereni, abbiamo messo in moderazione questo blog. Oddìo, non che il lavoro di selezione sia poi così duro.

In sostanza, i radiofonici hanno interpretato un po’ a modo loro il blog, con diversi gradi di libertà che andiamo velocemente a riepilogare, signori della corte:

Blog totalmente liberi. I blog in cui è possibile commentare senza moderazione, lasciare una firma e un link, il tutto senza iscriversi a nessuna piattaforma.

Blog con moderazione. Il blog in cui i commenti non vengono pubblicati subito, ma solo dopo l’approvazione del tenutario del blog o di chi per esso. Sono i blog dei grandi conduttori, quelli che tutelano il loro spazio dai troll dell’etere, perchè il fanatismo radiofonico è una brutta bestia.

Blog con obbligo di iscrizione alla piattaforma. E’ un’altra forma di tutela, utile per scoraggiare i perditempo, ma molto meno libera. Le piattaforme possono essere quelle pubbliche, come My Space o Vox, oppure quelle delle emittenti radiofoniche. Qui, a naso, il motivo di tale scelta lo conosciamo: aumentano i contatti delle piattaforme delle radio, soprattutto se tali piattaforme offrono ai naviganti la possibilità di aprirsi un loro blog con un indirizzo tipo mionome.nomedellaradio.it, che fa molto figo.

Blog con obbligo di iscrizione alla piattaforma, senza la possibilità di inserire il link del proprio blog nel commento. Ora, amici dell’etere, va bene tutto, però la cosa più divertente del lavoro del commentatore è la possibilità di spammare il proprio blog, dai.

Insomma, i radiofonici non hanno interpretato proprio alla lettera il concetto di blog, complici anche le emittenti radiofoniche che hanno visto nel nuovo strumento web non una nuova forma di comunicazione, ma una nuova forma per incamerare contatti. I più liberi sono i conduttori delle emittenti regionali e pluriregionali, con qualche eccezione per quei conduttori di grandi radio che, trattando temi di nicchia, non corrono il rischio di essere travolti dalla massa di pubblico, e quindi da qualche becero buontempone che si nasconde nel mucchio.

Nei prossimi giorni andremo alla scoperta soprattutto dei blog totalmente liberi e dei conduttori che hanno aperto blog su piattaforme pubbliche come My Space, perchè dentro siamo tutti un po’ artisti.

(Morris)

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