Mamme, state insegnando ai vostri figli il vero linguaggio del radiofonico cazzaro? No? Male, molto male. Per fortuna è in arrivo la seconda puntata del corso di linguaggio radiofonico per pupazzi, l’unico che non vi farà fare brutta figura ad un convegno del settore!

Dopo la prima puntata dedicata alla parola cluster, oggi analizziamo il significato del vocabolo cazzaro clock.

Il clock è la presentazione grafica di un’ora di palinsesto radiofonico. In pratica, per rendere più facile la comprensione e il recepimento dell’organizzazione di un’ora di radio, si utilizza un disegno, una specie di grafico a forma di torta, dove le fette rappresentano gli eventi che avverranno in quell’ora, mentre la posizione delle fette e la loro dimensione rappresentano il minuto di messa in onda degli eventi e la loro durata. La sostanza sta tutta nella forma, infatti trattasi di grande palla.

Eh sì, il minuto di messa in onda, miei piccoli amici, ci fa già capire che il clock, così com’è, non serve a una mazza. Cioè, va bene per emittenti che trasmettono qualcosa di ciclico, come la viabilità, ad esempio, al 10° e al 40° minuto, o il gr all’ora piena (minuto zero) e alla mezza (trentesimo minuto) di ogni ora, e così via, e soprattutto serve per dare, ad occhio, un’idea dei contenuti di una radio: tot minuti di musica, traffico e news di durata tot posizionati al minuto tot. Sono grafici che vengono utilizzati per tirare scemo il cliente o il socio babbo, quello che mette qualche milionata di euro per permettere al socio di minoranza pazzo di giocare a fare la radio. Il finale di queste vicende di solito è sempre lo stesso, chevvelodicoafare.

Come avrete capito, il clock serve soprattutto a rappresentare il funzionamento di radio schematiche, ma è la morte dell’eclettismo. Per questo, di solito, l’autore e utilizzatore del clock è una carica subordinata al direttore artistico. Il direttore artistico vuole fantasia e creatività, così l’autore del clock resta da solo in un angolo, a tracciare i suoi cerchietti di nascosto.

Il clock non può essere usato per scopi pratici, perchè un disegnino di una torta consegnato da una responsabile del palinsesto che scrive province con la i ad un tecnico che si è comprato il portatile per calcolare gli straordinari può solo essere fonte di disastri astrali.

Origine della parola clock: è la stessa della parola cluster, con la differenza che qui, almeno, si parla di qualcosa che ha a che fare con l’orologio e si usa una parola che, in inglese, vuol dire orologio. E’ stato un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per la radio.

E così, cari figlioli, questa sera, tornando a casa, date una carezza alle vostre radio e dite questa è la carezza de I(r)Radiati per tutti i sintonizzatori del mondo.

(Morris)

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