Bene, amici miei, è arrivato il momento di dire basta all’imprecisione e al pressappochismo. Ma come potete vivere, oggi, senza sapere cos’è un promo? Come potete andare a fare la spesa belli tranquilli sapendo che, da un momento all’altro, potrebbe spuntare, tra un ravanello e una zucchina, un tecnico per chiedervi se sia il caso di mettere o non mettere il billboard prima del segnale orario?

Ecco a voi le lezioni di linguaggio radiofonico for dummies! Un bell’applauso, forza. Con le lezioni di linguaggio radiofonico for dummies imparerete a riconoscere il radiofonico, che è quel signore che parla il linguaggio radiofonico per far capire che è un radiofonico.

Iniziamo da

Cluster

Il cluster è il pacco pubblicitario composto dagli spot che, ad una certa ora, vanno in onda tutti insieme, in sequenza, con una durata che va dalle poche decine di secondi alle miniutate di certe grandi radio nazionali. Il cluster è una delle sottili pareti che separano voi, che ascoltate e vi fate una certa idea della radio che state ascoltando, dai radiofonici, che vivono il loro lavoro al contrario di come lo immaginate voi.

Piccola spiega.

State ascoltando una radio. C’è un brano in onda. Il conduttore entra, allegro, e lancia la pubblicità. Parte il cluster pubblicitario. Ok? Per voi è andato tutto bene; in realtà all’interno degli studi si sta consumando un piccolo ciclico dramma quotidiano.

Dietro l’allegria del conduttore si cela un che palle, ma quanta pubblicità c’è? Il pensiero dell’editore, invece, è un altro (cazzo figata, senti quanta cassa stiamo facendo). Per il conduttore, la pubblicità esiste grazie al suo lavoro; per l’editore, il conduttore esiste grazie alla pubblicità. Per il conduttore, la pubblicità e’ un’interruzione pesante all’interno della programmazione, per l’editore la programmazione della radio è un’interruzione pesante all’interno della pubblicità.

Per l’editore, la pubblicità è sempre poca. Per il conduttore e il tecnico, il cluster pubblicitario fa sempre a botte con il palinsesto: è lungo quando dovrebbe essere corto (ma quando rientriamo?), è corto quando dovrebbe essere lungo (sta già finendo? E ora, con cosa rientriamo?).  E’ pura psicologia sessuale, come potete notare.

Sia chiaro: per me ha ragione l’editore.

Passiamo alle origini della parola cluster. Il cluster potrebbe benissimo chiamarsi blocco pubblicitario o pacco pubblicitario, ma il responsabile dei tecnici lo chiama cluster perchè fa figo, e così tutti i tecnici e gli altri addetti ai lavori lo chiamano cluster, perchè fa figo.

A sua volta, il responsabile dei tecnici ha imparato a chiamare cluster il pacco pubblicitario dal suo ex responsabile, quello che aveva conosciuto anni fa in un’altra radio. A sua volta, l’ex responsabile del responsabile ha imparato a usare il vocabolo cluster dall’ex direttore della radio in cui ha iniziato a lavorare ancora prima, e questo fino a risalire al 1982, quando qualcuno importò dagli Stati Uniti una parola che, in inglese, vorrà dire qualcosa come anelli per tendine da doccia o roba simile.

[Continua]

 Morris

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