Lo scoop scorciatoia dei somari
Anche se non proprio in linea con l’argomento principe di questo blog, segnalo, a conclusione di una otto giorni di grande commozione, la lezione di giornalismo di Indro Montanelli pubblicata, qualche giorno fa, sul sito de La Stampa.
Dedicato agli addetti ai lavori – ad alcuni addetti ai lavori – che, la scorsa settimana, hanno ravanato fra colpe improbabili, ipotesi astruse, conoscenze mediocri, interviste scrause, polemiche inutili e record di ascolti senza accorgersi di quel fragoroso boato che nulla aveva a che fare con il terremoto in Abruzzo. Era il crollo della loro professionalità, costruita con la sabbia di mare, già pericolante da tempo, condonata più volte e mai risanata con qualche sana iniezione di coscienza.
(Maurizio)
lastampa.it
Un impegno concreto
Il nano più nano del mondo, il panettone più grande dell’universo, un paese del Kiarissimistan di sopra vieta la crescita dei capelli biondi, un salame ha salvato un’oca dall’annegamento.
Conduttori, io ve lo dico: guardate che, come li leggo io, i siti di notizie curiose, probabilmente li leggeranno anche tanti altri ascoltatori.
Almeno non passatele come notizie fresche o ‘le incredibili storie che solo noi vi raccontiamo’.
Insomma, facciamo uno sforzino in più, per trovare argomenti.
Tutti insieme, dai.
(Maurizio)
On A.I(r)R. (*)
I tenutari di questo spazio web vi augurano un sereno Natale in sintonia con i vostri desideri. Sintonia fine, si intende.
Non strafocatevi troppo.
* Gli Auguri de I(r)Radiati. La vita è un acronimo.
Milano da ascoltare
I post sono fatti per essere smentiti, quindi è con piacere che segnaliamo, nell’etere locale lombardo, la nascita di un programma radiofonico dedicato alla città di Milano. Si tratta di Good Morning Milano, in onda ogni giorno, dalle 7.00 alle 9.00, su Radio Millennium.
120 minuti di notizie sulla città che ci ospita, trasmesse nella fascia oraria più importante, quella del risveglio e della ripresa delle attività della frenetica metropoli padana.
Il programma è condotto da Roberto Gessi, già a Radio Number One, e sarà trasmesso sulla radio pluriregionale recentemente sbarcata a Milano.
Più avanti ci informeremo meglio con i diretti interessati, per saperne di più e per scriverne di più, che non stiamo qui a pettinare le bambole.
www.radiomillennium.it. La frequenza a Milano è 88.700.
(Morris)
Consigli per gli acquisti/2 E ora un po’ di musica


Se vi va, avvicinatevi al mondo del jazz con due album più o meno freschi: The Struggle continues, pubblicato nel 1982 e ripubblicato nel 2007, del quartetto capitanato dallo scomparso Dewey Redman, e This meets that, di John Scofield.
Non aspettatevi le recensioni dell’esperto che vi parla del montaggio analogico e dell’occhio della madre, perchè il mio approccio è molto for dummies: sono due album di jazz come potrebbe sentirlo e gustarlo un profano come me, con molto mestiere, un certo ritmo e pochi pezzi difficili, che sempre quelli come me, appassionati di musica per viaggiare, riescono ad apprezzare con un certo gusto.
Diciamo che anche questo post nasconde una richiesta, un piccolo desiderio da rivolgere a sorella radio: più musica di qualità, santa polenta, che magari quelli come me (ancora?) imparano qualcosa, e non sono costretti a comprare solo i brani che possono prima ascoltare.
Se vi interessano solo i prodotti in questione, a prescindere dalla programmazione musicale delle vostre radio preferite, vi rimando qui per il Dewey Redman Quartet, e qui per John Scofield.
italia.allaboutjazz.com
Le meravigliose (e inutilizzate) potenzialità dell’RDS

Gran bella invenzione, l’RDS. Ma davvero bella. Accendi la radio, e sai subito che emittente stai ascoltando, senza aspettare jingles di sorta. Pare scontato, non lo è mica. Soprattutto quando, fuori dalle autoradio, l’RDS diventa merce abbastanza rara, in una fascia medio-bassa di prezzo tra hi-fi, lettori mp3 e cellulari. Poi, vabbè, sto ascoltando una radio, e magari so che radio è. Ma perchè non mandarmi, su quella riga, anche il titolo della canzone che sto ascoltando? L’unica che lo fa, almeno a Milano (ne conoscete altre in Italia?), è la benemerita Radio 105 Classics. Playlist totalmente rivolta al passato, quindi ottima per colmare lacune sulla propria formazione storico-musicale. Oddio, magari un po’ troppo focalizzata sulla gran vecchia disco, ma mi sta bene così. Almeno non devo stare a scrivere l’SMS ogni volta per dire: “Ciao raga! Ma come kakkio si chiama la canzone che ho ascoltato prima?”. Poi ci son quelli che, nonostante l’annuncio del dj di turno che entra sul finale di canzone, non comprendon bene l’inglese parlato, e allora ciao. Non vogliamo tener conto anche di loro?
Qualcuno potrà dire: “Vabbè, ma se una radio è fatta di programmi, e non solo di musica?”. A questo punto vado a spulciarmi YouTube, e mi trovo questo video qui sotto.
Virgin Radio UK, la mamma di tutte le Virgin Radios, mette anche il nome del programma che stai ascoltando. Mi sembra un’ottima cosa. Ma perchè non lo fa ancora nessuna, tra le emittenti nazionali italiane? Aggiungo, a margine, l’uso “pubblicitario” che dell’RDS ne fa Lifegate Radio. La formula è sempre la stessa. ”Lifegate Radio con…” e a seguire il nome dello sponsor di turno. Anche loro, mi sembra, son gli unici a farlo.
Non mi si venga a dire che è una tecnologia “nuova”: son più di quindici anni che è in circolazione, e da poco è finalmente uscita dal recinto soffocante delle autoradio. Sfruttiamola per bene, vivaddio. Magari anche per notizie-flash (sullo stile sintetico della barra rossa di SkyTg24) o robe tipo “gli sms degli ascoltatori”. Son idee buttate lì, quindi prendete con la giusta distanza e diffidenza. Ma, in attesa di questo ectoplasmatico DAB, ingegnatevi, cari direttori di radio, a far qualcosa di interessante e magari divertente con ’sto Radio Data System. Infilandosi nei cellulari e nei lettori mp3, sta riuscendo a vivere una seconda giovinezza. Basta che non lo facciate entrare subito in prepensionamento.
(francesco)
Linguaggio radiofonico per pupazzi/2 Il clock
Mamme, state insegnando ai vostri figli il vero linguaggio del radiofonico cazzaro? No? Male, molto male. Per fortuna è in arrivo la seconda puntata del corso di linguaggio radiofonico per pupazzi, l’unico che non vi farà fare brutta figura ad un convegno del settore!
Dopo la prima puntata dedicata alla parola cluster, oggi analizziamo il significato del vocabolo cazzaro clock.
Il clock è la presentazione grafica di un’ora di palinsesto radiofonico. In pratica, per rendere più facile la comprensione e il recepimento dell’organizzazione di un’ora di radio, si utilizza un disegno, una specie di grafico a forma di torta, dove le fette rappresentano gli eventi che avverranno in quell’ora, mentre la posizione delle fette e la loro dimensione rappresentano il minuto di messa in onda degli eventi e la loro durata. La sostanza sta tutta nella forma, infatti trattasi di grande palla.
Eh sì, il minuto di messa in onda, miei piccoli amici, ci fa già capire che il clock, così com’è, non serve a una mazza. Cioè, va bene per emittenti che trasmettono qualcosa di ciclico, come la viabilità, ad esempio, al 10° e al 40° minuto, o il gr all’ora piena (minuto zero) e alla mezza (trentesimo minuto) di ogni ora, e così via, e soprattutto serve per dare, ad occhio, un’idea dei contenuti di una radio: tot minuti di musica, traffico e news di durata tot posizionati al minuto tot. Sono grafici che vengono utilizzati per tirare scemo il cliente o il socio babbo, quello che mette qualche milionata di euro per permettere al socio di minoranza pazzo di giocare a fare la radio. Il finale di queste vicende di solito è sempre lo stesso, chevvelodicoafare.
Come avrete capito, il clock serve soprattutto a rappresentare il funzionamento di radio schematiche, ma è la morte dell’eclettismo. Per questo, di solito, l’autore e utilizzatore del clock è una carica subordinata al direttore artistico. Il direttore artistico vuole fantasia e creatività, così l’autore del clock resta da solo in un angolo, a tracciare i suoi cerchietti di nascosto.
Il clock non può essere usato per scopi pratici, perchè un disegnino di una torta consegnato da una responsabile del palinsesto che scrive province con la i ad un tecnico che si è comprato il portatile per calcolare gli straordinari può solo essere fonte di disastri astrali.
Origine della parola clock: è la stessa della parola cluster, con la differenza che qui, almeno, si parla di qualcosa che ha a che fare con l’orologio e si usa una parola che, in inglese, vuol dire orologio. E’ stato un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per la radio.
E così, cari figlioli, questa sera, tornando a casa, date una carezza alle vostre radio e dite questa è la carezza de I(r)Radiati per tutti i sintonizzatori del mondo.
(Morris)

