capisc’e internètt?
Ecco una notizia di quelle che, di solito, quando si parla di internet vs tutto il resto, riescono sempre a dividere il pubblico: in Gran Bretagna gli investimenti pubblicitari sul web hanno superato quelli televisivi.
Da una parte ci sarà chi, numeri del mercato (britannico) alla mano, proclamerà la svolta definitiva e il sorpasso del web sull’odiato schermo piatto, dall’altra ci saranno quelli come me, abbastanza scettici sulla seria possibilità che, a breve termine, un tale evento possa accadere anche da noi, in un Paese in cui la rete è considerata uno strumento piuttosto feriale, molto utilizzato per cercare oroscopi, gossip e calcio.
(Maurizio)
E’ ora di dire basta/Sono solo canzonette
La sfortuna dei cantanti che non vengono trasmessi alla radio non è subire i diktat dei programmatori musicali, bensì quella di avere un pubblico che, purtroppo, ha ancora bisogno della radio per conoscere le canzoni dei cantanti preferiti.
Se si fosse trattato di altre generazioni, probabilmente, sarebbe bastato un giro in rete per trasformare una novità in un successo. Purtroppo non è così.
Scritto questo, c’è da scrivere che alle radio non lo impone il medico di trasmettere, per forza, le canzoni di tutti gli artisti.
La sfortuna nostra e dei cantanti di cui sopra è, invece, avere ancora a che fare, da ascoltatori, da utilizzatori, da addetti ai lavori, ecc, con certi programmatori musicali che, più che sembrare programmatori musicali veri, assomigliano a quei tizi che comprano i giornali di partito per sentirsi dire quello che sanno già e che vogliono continuare a sentirsi dire. Primo.
Secondo. Io ve lo dico. A voi, voi programmatori musicali che non passate una canzone perché non è radiofonica. Verrà il giorno in cui dovrete vendere la vostra macchina usata. Entrerete in un concessionario, convinti di poter spuntare un prezzo paiura perché in fondo è come nuova. Sarà lì che, se esiste veramente una legge del contrappasso, o un cerchio che si chiude, o un proverbio secondo il quale chi sta in piedi prima o poi cadrà, il concessionario vi risponderà che non se ne fa niente semplicemente perché la vostra macchina non è abbastanza automobilistica.
(Maurizio)
11 settembre
Anniversario della nuova paura, del nuovo modo di trasmettere la paura e dell’interesse per l’informazione che, in quel periodo, in radio surclassò le canzonette.
E’ e resta un appuntamento triste del calendario ma, a vederlo da un altro punto di vista, è stato anche il giorno in cui molte radio private si tolsero quell’aria da enormi ed eterne giostre per raccontare i fatti dei signori più adulti: la guerra, il terrore e la morte. Tutti eventi già presenti nel nostro pianetello, ma che evidentemente non duolevano più di tanto i uecazzallora del microfono, impegnati a raccontare incredibili pettegolezzi sulle star del pop e sui videogiochi.
Poi. è successo quello che è successo, e sono diventati grandi in un quarto d’ora.
(Maurizio)
Pagare per credere
Negli ultimi mesi si è parlato molto della possibilità/opportunità di far pagare l’informazione via internet. L’idea, se non erro, è venuta a qualche editore straniero, uno di quelli che, giustamente, se non avesse pensato anche in passato di far pagare ciò che prima era gratis, non sarebbe diventato miliardario alla faccia nostra.
Ora, non vorrei togliere di colpo tutta la poesia alla meravigliosa idea delle news in rete a pagamento, ma forse l’oggetto della discussione dovrebbe essere che tipo di informazione far pagare, perché se l’esborso dovesse avvenire per leggere l’oroscopo, il gossip e il calcio – perni dell’informazione on line – potrebbero sognarselo, il mio abbonamento. Primo.
Secondo. Per quale motivo dovrei pagare per avere lo stesso quadro del mondo che, più o meno, offrono i giornali gratuiti distribuiti alla fermata della metropolitana?
Casomai gli editori dovrebbero puntare a pubblicare il giornale cartaceo su supporto elettronico a pagamento, lasciando così com’è l’informazione gratuita in rete. Ma forse è un’idea più complicata del semplice ciò che è gratis posso anche fartelo pagare.
Ah, per questo post mi dovete due minuti di simpatia.

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