Linguaggio radiofonico per pupazzi/15 – Il DJ vecchio
Nuovo appuntamento politicamente scorretto con le lezioni di Linguaggio Radiofonico per Pupazzi. E Buon Natale.
Il DJ vecchio.
Innanzitutto è bene precisare che trattasi proprio di DJ, dimaiuscola jmaiuscola, perchè lui NON E’ il conduttore, cioè colui che, in uno spazio definito di tot ore, conduce un programma nel nuovo millennio. Lui è il DJ vecchio. Lui cavalca i dischi, li doma, ci parla sopra cercando di mantenere un equilibrio tra il dire cose velocemente senza impappinarsi e dire cose sensate, proprio come farebbe un cowboy per non farsi disarcionare dal toro meccanico.
Il DJ vecchio dedica i dischi. Esatto. I dischi.
Dedichiamo questo BEL disco a tutti quelli che in questo momento stanno lavorando.
E questo BEL brano è per tutti quelli che stanno viaggiando.
E questo BEL pezzo è per tutte le ragazze d’Italia.
Il DJ vecchio, cosa ve lo dico a fare, imposta la voce. O meglio, imposta la voce e, contemporaneamente, la strascica, a creare l’effetto non sai dove finisce una parola e ne inizia un’altra. Capisci che ha finito di parlare perché scandisce il titolo del BEL brano che sta annunciando, oppure perché ride ad una sua battuta.
Il DJ vecchio, nelle manifestazioni live, prende in giro il suo pubblico. Aspetto fisico e abbigliamento sono il suo forte. Prima o poi si prenderà una manica di schiaffi.
Il DJ vecchio è sempre abbastanza disimpegnato, nei suoi interventi; comunque, anche volendo, non si avventurerebbe oltre grandi classici tipo “la musica è importante per i giovani”, “mamma mia, se penso ai nostri politici”, “non sopporto gli ipocriti”.
L’abbigliamento del DJ vecchio è giovane. Lo so, questa era prevedibile. Diciamo, però, che non si tratta un abbigliamento giovane fine a se stesso, ma di un abbigliamento giovane che rende riconoscibile il DJ vecchio in mezzo ai giovani.
Il DJ vecchio ascolta la musica 70 – 80. Il DJ vecchio si dichiara esperto di musica 70 – 80. I DJ vecchi sono tutti esperti di musica 70 – 80. Il DJ vecchio tira fuori dall’archivio un brano della Sugarhill Gang e ti dice guarda qui, tu ancora non eri nato. Questo è un pezzo fortissimo, e tu non hai il coraggio di dirgli che l’unica differenza fra voi due è l’età.
Il DJ vecchio dice di aver lavorato nelle radio nazionali. 25 anni fa.
Ma dai!? Hai lavorato a Radio Sbrandani Network? Con DJ Famoso?
No, lui ancora non c’era. Però c’era quella signora simpatica che veniva a leggere l’oroscopo.
Ah. Ma come sono gli studi? Hai lavorato nel palazzo di cristallo a forma di sfera che hanno comprato nel centro di Grande Città?
Ehm, no. Ai tempi eravamo in un seminterrato. Ma bello, eh.
Adesso lavora in una radio locale. Per scelta sua, ovviamente.
No, guarda, non mi piaceva più. Cercavo uno spazio mio, dove poter essere libero.
Tradotto: 25 anni fa, quando le radio del DJ vecchio hanno iniziato a organizzarsi in qualcosa che avesse una forma un pelo più articolata del vengo in radio e faccio il mio programma di musica soul, lui ha cambiato aria.
(Maurizio)
Linguaggio radiofonico per pupazzi/14 – Quelli che la radio che storia io c’ero
Appuntamento cattivo e anche un po’ snob con il linguaggio radiofonico per pupazzi. D’altra parte, si avvicinano le festività natalizie.
Oggi parliamo di quelli che la radio che storia io c’ero.
Per comodità, li chiameremo qclrcsic.
I qclrcsic hanno lavorato nelle radio locali dei loro amici, giusto perchè ai tempi d’oro c’erano un sacco di radio locali e un sacco di persone che lavoravano nelle radio locali o che avevano almeno un amico che possedeva una radio locale. Insomma, essere tirati dentro non era poi così difficile.
I qclrcsic, nelle radio locali, erano direttori artistici. Cioè, anche se non erano direttori artistici, erano direttori artistici lo stesso, giusto perchè una volta, ai tempi d’oro, per sentirsi direttore artistico di una radio locale bastava essere quello vecchio che è rimasto lì. La loro presunzione era inversamente proporzionale al segnale della radio locale in cui lavoravano: più era piccola, più loro erano bravi.
I qclrcsic, quando le radio locali cessavano l’attività, restavano chiusi dentro la sede, insieme ai mobili, a qualche decina di migliaia di vinili polverosi e ai registratori a bobine. Per fortuna c’era ancora la donna della pulizie.
I qclrcsic, quando incontrano quelli bravi che continuano con la radio, tendono a sminuire gli eventi.
Ah, sei direttore generale. Ma dove, lì? No, non l’ascolto. Ma ti piace? Dai, però non sarà mica come la classifica della domenica che facevamo 18 anni fa. Che risate, ti ricordi?
Più divertente è quando gli qclrcsic, messi in un angolo, sono costretti a spiegare cosa è successo dopo la chiusura di Radio Sbrandani Ovest.
No, non ho continuato. Sai, si cresce. Potevo trasmettere dalle 14.00 alle 16.00 nella radio più ascoltata della galassia, ma ho preferito buttarmi nella grande distribuzione, settore prolissità, ufficio sintesi.
I qclrcsic commentano le foto dei dj famosi su Facebook.
Che mito, DJ Sbrandani. Un mio amico che lavorava lì, un giorno mi ha fatto salire in radio. Gli ho stretto la mano e ci siamo parlati per 5 minuti. Solo noi possiamo capire.
Per i qclrcsic, la radio è morta con loro.
No, ascolta, quando c’eravamo noi la radio era tutta un’altra cosa. Era allora, che c’era casino.
I qclrcsic erano dei duri, loro tagliavano e cucivano i nastri.
Mica come voi, che usate il computer. Noi sì che ci divertivamo.
E voi pensate a quanto doveva essere divertente andare in giro quattrocento anni fa, in inverno, senza automobile.
I qclrcsic si rivelano alla fine, quando chiedono a quello famoso se, dalle sue parti, c’è almeno una radio di quartiere dove poter andare a trasmettere la classifica uao uao, uaoooooooo.
(Maurizio)
