Grazie di esistere
Via Delucia, segnalo la pagina di Facebook dedicata al 5° canale della filodiffusione di Radio RAI.
Questa è la sezione del sito della RAI sulla filodiffusione e questa è la pagina della storia della filodiffusione.
Qui, trovate alcune informazioni tecniche piuttosto interessanti.
facebook.com, radio.rai.it
(Maurizio)
Sale! Scende! E’ stabile
Non so voi, ma io non vedo l’ora che escano i nuovi dati di ascolto delle radio.
E’ troppo divertente vedere i commenti di quelli che ne sanno su perdite, incrementi e variazioni di posizioni.
Mi ricordano Macho Camicio, quel personaggio che Teo Teocoli interpretava in una trasmissione di tanti anni fa, Emilio. Macho Camicio era la parodia degli esperti di calcio, quelli che, alla domanda chi vincerà il campionato? riuscivano, con diversi giri di parole, a nominare le cinque squadre più forti della stagione.
Ecco, quelli che ne sanno hanno più o meno la stessa capacità.
A prescindere dal risultato, loro lo sapevano.
Avevano previsto tutto.
E’ stata tutta colpa di quel goal a freddo
Guardi che avete segnato voi per primi
Appunto, noi eravamo freddi, loro caldi e incazzèti
Questa volta è veramente facile. Chi indovina avrà comunque tutta la nostra stima.
(Maurizio)
Piccolo, spazio, pubblicità
Su Facebook è nato il gruppo di Superradio, storica radio locale di Corsico, in provincia di Milano, scomparsa dall’FM diversi anni fa ma ancora viva nei ricordi di addetti e non addetti ai lavori.
Una radio che aveva risolto l’atavico problema dei contenuti delle radio locali con la formula della sola musica a richiesta, che coniugava il piacevole ascolto con un’idea utile per il pubblico raggiunto sui 97.6 dell’etere milanese.
Per chi c’era, per chi l’ascoltava o per chi ne ha almeno sentito parlare, metto questo messaggio in bottiglia e lo lascio andare nei mari di internet.
(Maurizio)
facebook.com
Che mondo sarebbe senza rotella
Lo spot Enel in onda in questi giorni in TV mostra diverse azioni diventate ormai obsolete come, ad esempio, chiamare da una cabina telefonica, aprire una lettera, usare un registratore a cassette e smanettare con un sintonizzatore.
Mi ha fatto sorridere perchè, pur essendo tutto vero, per carità, l’azione dello smanettare con il sintonizzatore fa ancora parte dei gesti quotidiani. Un sintonizzatore diverso, ma pur sempre un sintonizzatore.
Anzi, se avete una Tivoli, come me, in questo momento starete né più né meno girando la rotella dell’FM.
Segno dei tempi. Che non cambiano. Pensiamo di andare avanti e, invece, non ci accorgiamo che la radio è un mezzo antico fatto di azioni antiche. Nei grandi gruppi editoriali viene inserito in divisioni spesso chiamate multimedia, new media, ecc. quando di new, fondamentalmente c’è ancora poco.
Dal punto di vista tecnologico, il gesto potrebbe anche non essere una cosa così bruta bruta bruta. E’ il risultato, che dovrebbe cambiare.
Spero che quella rotella resti ancora per molto tempo. L’importante, casomai, è che il suo girare azioni altro, che non la solita banda FM.
(Maurizio)
Linguaggio radiofonico per pupazzi/13 – Gli studi radiofonici
Allora. Per punti.
Gli spazi degli studi
Prima parente. Lo studio di una radio si divide in due ambienti fondamentali: la regia e la sala speaker. I due spazi, nella disposizione tradizionale, si trovano uno di fronte all’altro, separati da un’ampia superficie vetrata. Le persone che lavorano nei due ambienti si scambiano pareri sulla nuova segretaria attraverso uno strumento chiamato interfono.
Cosa si fa in questi due ambienti?
E’ semplice. Siete un tecnico di radio Sbrandani. Un vostro amico vi sta facendo i complimenti.
Oh, ma siete bravissimi, il DJ poi è troppo togo, con tutti quegli effettini, i campionamenti, le vocine, ma come cazz...
[lo fermate e gli spiegate due cosine]
No, cicciobello, ascolta: il DJ (il DJ, nel 2008, umpf) parla, segue la scaletta del programma e si gestisce l’apertura e la chiusura del microfono in sala speaker, mentre l’ammasso di suoni, voci, canzoni, jingle, pubblicità, mortarett’ e bomb’a’man’e’tricchettràcche li mando in onda io dalla regia.
[A questo punto gli spiegate anche che non potete portarvi la musica da casa]
L’ergonomia
Aneddoto. Mille mila anni fa, uno dei comproprietari della radio locale in cui lavoravo venne in regia e, bello simpatico, mi tirò un elastico. L’elastico rimbalzò prima sul mio gomito, poi sul soffitto e infine pirlò comodo comodo sul vinile che in quel momento stava girando sul giradischi.
Decine di ascoltatori piansero per l’ingloriosa fine di quel passaggio di Hells Bells degli AC/DC.
L’episodio appena citato dovrebbe servire ad introdurre il concetto di ergonomia, ma purtroppo non è così, perchè l’ergonomia in uno studio radiofonico serve ad ottimizzare le interazioni fra l’uomo con la maglietta colorata, il pizzetto e il cappellino, e tutto ciò che lo circonda, sia lato regia che lato sala speaker. Secondo me, invece, dovrebbe servire ad evitare che gli elastici lanciati per scherzo in regia pìrlino sul vinile che in quel momento sta girando sul giradischi. Sono opinioni.
In sostanza, negli studi fatti con un certo criterio, l’uomo mixer, quello che schiaccia tutti i tasti nella regia di Radio Sbrandani e l’uomo microfono che informa e intrattiene nella sala speaker di Radio Sbrandani devono poter fare tutto quello che devono fare senza troppi sbattimenti: l’uomo mixer deve avere tutta la strumentazione ad un’altezza consona, deve vedere gli speaker (i conduttori, i DJ, quelli lì) dall’altra parte del vetro senza scassarsi il collo, deve riuscire a prendere tutto ciò che deve prendere senza alzarsi o, comunque, senza distrarsi troppo. L’uomo microfono deve guardare il tecnico senza scassarsi il collo, deve avere l’accrocchio per aprirsi e chiudersi il microfono a portata di mano (chiamatelo sfumino, che tanto va bene lo stesso), deve poter vedere tv e monitor con una certa facilità e aprire i giornali senza cascarci dentro. L’ultima la vedo dura.
Ah, in tutta questa ergonomia potreste anche non avere una penna a portata di mano. Io ve lo dico.
Io resto dell’idea che in uno studio radiofonico i due ambienti debbano semplicemente essere insonorizzati. Oltre alla faccenda dell’elastico, ovvio.
Lo stile
Gli studi, in diversi casi, sono anche belli. Vetrate laterali, giochi di specchi, colori e materiali trasformano lo studio radiofonico nello studio fashion per gente di un certo livello, però ricordatevi sempre che non bisogna mai confondere gli studi con la sede della radio. Ditelo anche ai vostri amici, che la sede della radio è bella perchè l’ha fatta un architetto che, magari, manco sapeva che lì dentro c’avrebbero fatto una radio, mentre gli studi sono belli perchè una ditta specializzata ha progettato le cabine (così si chiamano) al netto di chi ha disegnato l’involucro esterno.
I commenti
Lo studio come l’edilizia in generale, non potrà mai mettere d’accordo tutti. C’è chi lo vuole grande, c’è chi lo vuole piccolo, c’è chi vuole la regia così, chi vuole la sala speaker cosà, chi vuole la redazione vicino alla regia, chi non vuole le sedie con le rotelle, chi rivuole il solitario di Windows, ecc.
La verità è che gli studi non saranno mai perfetti.
Torniamo all’aneddoto dell’elastico, che le robe mica le si buttiamo così, a caso.
Gli studi non saranno mai perfetti perchè esiste qualcuno che irrompe in regia, tira un coppino al tecnico urlando ueee porco immondo ieri che avete perso il derby non ti sei fatto vedere ehhh?!? e per il contraccolpo il tecnico schiaccia il tasto dell’autodistruzione, oppure perchè la donna delle pulizie entra in sala speaker con l’aspirapolvere acceso durante la diretta, o ancora perchè il conduttore, durante una canzone, chiede al tecnico oh, ma quanto manca alla fine di questo funerale? senza accorgersi che quello non era l’interfono, ma il tasto di apertura del microfono, eccetera eccetera.
Gli studi non saranno mai perfetti perchè, per fortuna nostra, esiste quella meravigliosa invenzione che è l’essere umano, la più affidabile delle macchine imperfette che ogni giorno ci regala e ci regalerà un valido motivo per ridere di noi stessi alla faccia dell’ergonomia, dell’insonorizzazione e del bicarbonato di sodio.
(Maurizio)
Faraog/2
Nel giochino del venerdì (cercare le pagine radiofoniche più curiose di Facebook), mi era sfuggito l’indimenticabile.
Faraog. Facebook, fantasy, radio and blog. Boh
Stavo cercando materiale per scrivere altro quando mi è venuto in mente che, magari, sarebbe stato più originale cercare su Facebook qualche pagina alternativa sulla radio.
Non ci voleva Nostradamus, per inventarsi un passatempo simile. Siamo un blog, ci chiamiamo I(r)Radiati, nelle nostre fantasie siamo alternativi e siamo su Facebook.
E’ vestito da marinaio. Siamo a New York. Portiamolo a scopare.(1)

Curiosità: ad oggi, Virgin Radio Italy ha circa 800 iscritti, mentre Virgin Radio Dubay ne ha oltre 1300. Senza considerare i doppioni. Cosa non rara, visto che Fb per certi versi ricorda l’album delle figurine.
C’è un gruppo su due programmi cult della radiofonia privata. Li ascoltavo anche io, ma non davo tanto peso alle posizioni della classifica. Non ho mai dato tanto peso alle posizioni di nessuna classifica. Ok, a parte Formula 1 e calcio.
C’è anche Radio Deejay. No, no, non quella.

C’è chi rivuole Paul Baccaglini a RTL 102.5, chi si è ricordato di una delle più rustiche leggende metropolitane dei media riguardante proprio un altro ex di RTL 102.5, chi odia Tony e Ross di Radio 105 e chi odia chi li odia. Tiè.
Imprescindibile, Pizza di Tutto esaurito. Sono con voi.
C’è lo Zoo con quasi 3500 iscritti, ma ci sono anche più di 650 iscritti al gruppo de Lo sfogatoio, appuntamento della locale Radio Peter Pan e oltre TREMILAQUATTROCENTO appassionati del fu D.D.D. di Discoradio. Meditate, gente.
Vi è mai capitato di parcheggiare proprio mentre dall’autoradio uscivano le prime note della vostra canzone preferita? Sì? E allora questo fa proprio al caso vostro.
La pagina dedicata alla veneta Radio Metrò balza subito all’occhio per quel titolo un po’ così. Guarda, ad avere un’emittente, potremmo usarlo come claim. Sarei anche marginalmente d’accordo, tra le altre cose.
Ricordi milanesi: c’è chi ha amato Rock FM e chi ascoltava e lavorava a Radio Peter Flowers.
Piccola parente: ascoltavo Radio Peter Flowers, ma non ero un ascoltatore, quindi non credo sia il caso di lanciarsi nei soliti commenti abbastanza autoreferenziali di chi scrive che c’era per far capire che se ne intende, che è del ramo, che lui ne sa. Però negli ultimi studi di Radio Peter Flowers, in via San Galdino a Milano, ci ho lavorato. Per un’altra radio, ma ci ho lavorato. Comunque, vai a capire come iniziano queste cose. Ad esempio, uno si chiede: ma Marconi sarà veramente passato da Salvan, in Svizzera? Per saperne di più, andate qui.
‘sti Svizzeri. Ora come faccio a consigliarvi di iscrivervi al gruppo della Radio Svizzera Italiana?
Altri? Forza, cercate.
(1) Chi indovina il titolo del film avrà tutta la nostra speranza.
Aggiornamento.
Allora, abbiamo:
- Melog. Lo linko nella versione L’impresa dei mille di Melog, che mi è a tema.
- Gli stereotipi. Programma che ascolto volentieri. Mica l’ho scritto a caso, questo.
(Maurizio)


