I grandi perchè della radiofonia/2
Quando ero ggiovine non ci facevo caso. Ora che non sono più ggiovine (ma neanche da buttare via, diciamo) ci faccio caso. Eccheccaso, uff.
Perchè le radio locali che iniziavano l’espansione in tutto il territorio diventavano network?
Fermi tutti! Prima di interrogare i traduttori, sappiate che io so. Cioè, qualche idea me la sono fatta.
In italiano network viene tradotto in rete, cioè qualcosa che, con una certa maglia, copre tutto il territorio. Primo. Mah.
Secondo. Forse era legato agli splittaggi pubblicitari – tecnica attraverso la quale in diverse zone d’Italia, contemporaneamente, si trasmettevano pubblicità locali diverse - e quindi essere network assumeva anche un significato commerciale. Boh.
Terzo. Perchè siamo troppo uotsammerega dentro e, ai tempi, le radio ricevevano molti impulsi dagli Stati Uniti, quindi radio locale che diventava nazionale doveva chiamarsi radio locale network.
Finita l’era uotsammerega, radio locale network è tornata radio locale oppure radio [acronimo di radio locale]
Altro?
[Perchè usi le mie parentesi?]
Così.
[Mi tocchi nel privato]
A parte il fatto che, mi ‘tocchi nel privato’ suona brutto, comunque tu ci hai mai lavorato nel privato, perchè lì vogliono risultati sai?
Forza, chi indovina il titolo del film avrà tanta speranza offerta da I(r)Radiati.
(Morris)
Consigli per l’ascolto/Radio Tre
Da un po’ di tempo, fermo con piacere il manopolone della Tivoli su Radio Tre. Ora, diciamolo subito, qui, fra noi irradiati: non sono un esperto di musica classica e, volendo, neanche di raffinate letture, quindi non vi venderò niente, non urlerò ehi, ma qui c’è la cultura! e non farò la parte di quello che si riempie la bocca tanto per elevarsi sugli altri grazie a sgabelli di aria fritta. Contemporaneamente, non posso neanche fingere di essere capitato lì per caso con il sintonizzatore (Ma dai?! E come si chiama questa radio?).
Però, però, però, il punto è proprio questo.
Se una radio che trasmette e spiega la classica, che ti fa sentire i libri, le storie, la scienza e il cinema, riesce ad attirare anche la mia attenzione di omo cor pensiero fisso d’a radio commerciale, vuol dire che è riuscita a divulgare, cioè spiegare temi e argomenti che altrimenti rischierebbero di impreziosire il bagaglio culturale di una porzione ristretta della società.
[Divulgare? Ma come scrivi?]
Lascia fare a me che studio legge.
[Ma non era medicina?]
Ma che differenza fa?! (1)
Ecco, ora, io non so se le tasse siano una cosa bellissima – non le ho mai viste, ci scriviamo e basta – però pagare di tasca propria per finanziare una radio che trasmette valori utili alla nostra crescita, e soprattutto pagare un media romantico come la radio per divulgare, per trasmettere interviste che non si interrompono dopo 90 secondi, ma che consentono all’ospite di dire ciò che deve dire e che al limite lasciano spazio, tra una domanda e l’altra, al brano musicale che non ti aspetti – al quale magari non ti abituerai, ma che almeno non disturba l’ascolto – con poche e brevi interruzioni pubblicitarie, credo che sia una definizione utile di servizio pubblico, un servizio pubblico che funziona come tutti i servizi pubblici di tutto il mondo dovrebbero funzionare: io ti do dei soldi, e tu, con quei soldi, produci un bene condivisibile da tutti, importante per la crescita e l’educazione della nostra società, che magari trova poco spazio in altre realtà.
Dopo l’esordio di Virgin Radio, noi de I(r)Radiati ripetiamo il rito dei complimenti, rivolti, questa volta, a Radio Tre e ai suoi oltre 2.000.000 di fedeli ascoltatori.
PS. Per chi volesse commentare questo post: come avrete capito, noi irradiati siamo tanto bboni, dolci e affettuosi, e per questo motivo andiamo in pace. Commenti del tipo sì ma in Italia la RAI è bla bla bla, sì ma le tasse bibbibbì, sì ma quel programma di tizio sarà mica un programma, schifu, bruttu bruttu bruttu, nomi e cognomi vari e sfoghi da forum di quarta categoria saranno inesorabilmente frizzati.
[Vuoi cambiare il sistema? Non ce la farai mai]
E allora? Era forse finita quando i tedeschi bombardarono Pearl Harbour? (2)
(1) e (2) A chi indovinerà il titolo del film andrà in premio tanta simpatia. No, no, fermi. So che è facile, e bravi. Dovrete scrivermi titolo del film, attori, e una breve sintesi delle due scene.
(Morris)
Via col cronometro! /1
Qual è quel celebre brano disco degli anni ‘70 (così celebre che manco mi ricordo il titolo) le cui 6 note iniziali sono identiche sputate alle 6 note iniziali della sigla del TG1?
***UPDATE***
Il signor RadioWaves ci ha azzeccato. Clap, clap. Può passare a ritirare il premio. Per info telefonare Morris. Astenersi perditempo.
(francesco)
Linguaggio radiofonico per pupazzi/9 – keywords special edition
durata di un programma radiofonico
La durata di un programma radiofonico è un parametro molto delicato, perchè dal rispetto dei tempi della c.d. messa in onda dipende.
[Cosa?]
Come cosa?
[Cosa? Cosa dipende dal rispetto dei tempi della c.d. messa in onda? Si può mai finire una frase così?]
Hai ragione. Ci ho provato, a cambiare discorso. Mi è andata male. Ehi, hai visto, laggiù? Si sta schiudendo un uovo di stegosauro.
[Smettila.]
Uff. Comunque, lasciate perdere complicate questioni artistiche e tecniche.
Dal rispetto dei tempi della messa in onda dipende il quieto vivere della c.d. stazione radiofonica.
Un programma deve iniziare ad una certa ora, finire ad una certa ora e fermarsi ad una certa ora per lasciare spazio ad altri momenti del palinsesto, come la pubblicità, i notiziari, ecc.
Se un programma finisce in ritardo, il conduttore del programma successivo finisce in ritardo, e ancora, il programma dopo finisce in ritardo, e quindi il giornale orario inizia in ritardo, la pubblicità va in onda in ritardo e così via, fino a quando qualcuno – oh, basta, c’avete 40 anni – rimette in bolla l’ambaradan.
C’è da dire che, nelle radio musicali, si può sempre giocare con il classico punta tacco del togli una canzone metti una canzone.
Parere puramente personale: per restare quasi in tema, non capisco a cosa serva il segnale orario. Perchè, nel 2008, a mezzogiorno uno dovrebbe dirmi che è mezzogiorno, e soprattutto perchè uno dovrebbe fare i calcoli con il regolo per mandare in onda, puntuale, il segnale orario di mezzogiorno?
Uno è per servire, chiaro. Chi indovina il titolo del film vince un po’ del sincero affetto de I(r)Radiati, che sono tanto bboni. Dolci. Quasi zuccherati.
(Morris)
I grandi perchè della radiofonia /1
Perchè No woman no cry di Bob Marley e Live is Life degli Opus vengono messi nelle playlist radiofoniche solo in versione live?
(francesco)
